venerdì 9 novembre 2012

Un bel furbetto.


Una mia amica ha un bimbo di quasi due anni e mezzo, che da quando è nato non ha MAI dormito una notte intera. Adesso la situazione è questa: lo mette a letto verso le 10 e lui dorme, tutte di filata, 4 ore. Poi spalanca gli occhi. Questo significa che alle due di notte il bimbo è bellino arzillo e intenderebbe giocare. Dopo alcuni tentativi di ri-addormentamento, il piccolino sembrerebbe essere tornato nelle braccia di Morfeo.




Ma come la mamma si allontana ecco che lui ri-spalanca gli occhi. La mia amica, tra uno sclero e l’altro, ormai se ne è fatta, quasi, una ragione. Anche perché le ha provate veramente di tutte: camomilla, goccette, canzoncina, coccoline ecc.




La cosa curiosa che mi ha fatto sbellicare dal ridere è stata sapere come il piccolino si fa sentire quando si sveglia la notte. Io pensavo che piangesse o che comunque si lamentasse. E invece no, non ci pensa nemmeno. Accanto al suo lettino, nella sua cameretta, è posizionata la radiolina che permette alla mamma di sentirlo in camera sua. Lui ha capito il giochino, allora si avvicina al microfono e con tono allegro e squillante chiama: “Mammaaaaa!!!!”. Non ci potevo credereeeeeee. Furbetto che è!


martedì 6 novembre 2012

Tra prendere e lasciare ho scelto... PRENDERE!


Qualche sera fa, esco a fare una bevuta con la mia amica G. Le racconto un po’ di come sto organizzando il mio viaggio a Londra, spiegandole che per un mese intero farò un corso intensivo di lingua in una scuola riconosciuta dal British Council, in modo che potrò poi inserire l’attestato nel curriculum perché riconosciuta a livello internazionale e che dopo vorrei trovarmi un lavoretto per praticare un po’ l’inglese. Le spiego che sono entusiasta ma allo stesso tempo un pochino preoccupata perché partire da sola alla volta di una città sconosciuta mi prende un po’ male, anche se sono perfettamente conscia del fatto che sto andando incontro a una delle esperienze più stimolanti della mia vita.
Fino alla serata con G. l’unica cosa su cui non avevo dubbi era la scuola, ormai l’avevo scelta anche se non ancora prenotata. E questo dimostrava la mia titubanza verso il fare/non fare questa esperienza. Mi ero informata sulle varie tipologie di corso, sui prezzi, sulle attività svolte, su tutto, ma ancora non avevo prenotato, pur ripetendomi che certi treni passano una sola volta nella vita e questo, sicuramente, non sarebbe più ripassato. Prendere o lasciare?
G., improvvisamente, mi dice che non essendo mai stata a Londra vorrebbe andarci e accompagnarmi sarebbe l’occasione giusta. Io percependo la sua volontà di partire mi sento subito più sollevata e tranquilla.
Nel giro di poco abbiamo prenotato il volo, partiremo di giovedì mattina e poi G. la domenica tornerà via. Sono contenta, perché arrivare là insieme mi prende sicuramente meglio e soprattutto quattro giorni a Londra io e lei saranno fantastici. Non vedo l’ora!


Avevo mille incertezze sull’alloggio, perché prenotare dall’Italia una stanza in una casa non mi convinceva troppo e poi avrei voluto qualcosa che fosse vicino ai mezzi e non sperduto chissà dove. Comunque contatto un signore, che sarebbe il fratello di un collega del mio ragazzo, perchè affitta un appartamento a Londra. Mi faccio dare l’indirizzo in modo che con Google Maps avrei potuto individuare la zona e soprattutto il tragitto da percorrere per arrivare a scuola. Subito noto che l’appartamento è piuttosto lontano da qualsiasi mezzo. Per raggiungere una fermata di metro servono quasi 30 minuti di bus. Decido di chiamare una coppia di amici che vive a Londra per chiedere consiglio. Mi sconsigliano quella casa perché troppo lontana e mi propongono di appoggiarmi da loro in attesa di trovare una soluzione migliore al mio arrivo. Il fatto di rimanere qualche giorno da loro mi rende ancora più tranquilla, perché a quel punto potrò andare a cercare casa sul posto.
Adesso tutto prende forma: volo prenotato, corso di lingua prenotato, alloggio (momentaneo) trovato. Quindi:

il 22 novembre partooooooooooo!!!




sabato 3 novembre 2012

Paura VS Speranza



Ieri mattina ho accompagnato una cara amica al centro di procreazione assistita. In questo periodo deve andarci ogni due giorni perché le stanno facendo una cura, se il suo corpo reagirà bene tra poco sarà pronta per l’inseminazione. Solitamente va col marito ma ieri l’ho accompagnata io. Era molto nervosa durante tutto il viaggio di andata, oltre che insofferente per i fastidi che la cura le sta provocando. Appena arrivate nella sala d’attesa c’erano tante ragazze presenti, alcune delle quali molto giovani. Tutte aspettavano la “sentenza” del ginecologo (come la hanno chiamata loro) con un’ansia enorme, timorose di sentirsi dire che quel percorso, quella cura, non produceva i risultati voluti. Alcune si preoccupavano per i mancati dolori alle ovaie, che invece altre avevano. Insomma, in loro convivevano una enorme paura di non poter realizzare il proprio sogno e una grandissima speranza nel poter vedere, un giorno, la foto del proprio bambino appesa tra tutte quelle dei cuccioli nati in quel reparto. La mia amica ha voluto che la accompagnassi fino alla porta della stanza dove l’hanno visitata, forse per sentirsi più sicura all’uscita, per trovarmi subito lì pronta a sostenerla ancora. Appena terminato il controllo, ha aperto la porta e non c’è stato bisogno che mi dicesse niente, perché il suo viso più rilassato e i suoi occhi felici mi avevano già fatto capire tutto, ma il suo forte abbraccio mi ha confermato la sua gioia: “sta procedendo per il meglio” mi ha detto. E all’uscita dell’ospedale era tornata lei e dopo aver visto una foto di tre gemellini appesa al muro del corridoio, mi ha detto: “se poi dovessero essere tre ti trasferisci a casa mia vero?”.
Penso che l’istinto materno sia l’arma più forte per combattere e per raggiungere il proprio bambino, in qualunque modo esso debba arrivare. E penso che il percorso della procreazione assistita ridia la speranza a molte coppie che, invece, non ne avevano più. Se ci sono i mezzi, perché non utilizzarli? Non sono d’accordo quando questi vengono “sfruttati” dopo l'età biologica. Se la natura ha imposto dei limiti, penso che questi debbano essere rispettati. Forzare troppo la mano non credo sia corretto, soprattutto quando si arriva a farlo perchè prima si è pensato ad altro e per egoismo personale si e’ messo davanti alla scelta di fare un figlio per esempio quella della carriera o di altre cose, per poi ricordarsene fuori tempo massimo. Allora il desiderio della maternità/paternità non era davvero forte quanto lo è diventato al momento della sopraggiunta impossibilità di realizzarlo naturalmente.  

mercoledì 31 ottobre 2012

Sono in paranoia!


Il fatto è questo. Ho finito l’università da poco, precisamente a metà Ottobre. Durante tutto il periodo universitario ho sempre pensato di fare un’esperienza all’estero una volta laureata per approfondire l’inglese. Tuttavia, fino a qualche tempo fa questi erano solo discorsi. Adesso dovrebbero trasformarsi in fatti. Ho vagliato le seguenti alternative per determinare un progetto di viaggio realizzabile e che fosse il più efficace possibile in termini di apprendimento della lingua: ragazza alla pari, cameriera, ragazza alla pari+corso di lingua, cameriera+corso di lingua ecc. Sono arrivata a scegliere questa soluzione: 1 mese di corso intensivo di inglese + 2 mesi circa di lavoro come cameriera. Bene, da qualche tempo mi sto informando a destra e sinistra e mi sto muovendo per organizzarmi ed ecco che quando la cosa sembra delinearsi e prendere la giusta piega l’entusiasmo viene sopraffatto dall’ansia.
Devo partire da sola: no non ce la posso fare.
Sono abituata a un paese molto tranquillo, non ce la posso fare ad affrontare da sola una metropoli come Londra.
Una volta atterrata all’aeroporto devo raggiungere l’abitazione: no, non ce la posso fare, mi perdo.
Ma quante linee di metro ci sono a Londra? No, non ce la posso fare ad orientarmi.
Ecc.

Sono imbranata? Forse.
Il mio problema è che vorrei avere le cose organizzate alla perfezione prima di partire. Perché questo mi darebbe più sicurezza. Tutto quanto, chiaramente, non sarebbe necessario se fossi in compagnia, perché allora l’avventura non sarebbe avvolta dal panico e, anzi, assumerebbe un certo fascino. Sò che non è possibile organizzare e gestire, da lontano, ogni cosa in modo impeccabile. Però, l’approssimazione mi desta preoccupazione. Non sono (fino ad oggi) una persona che da sola prende e parte con freddezza e tranquillità alla scoperta di una città sconosciuta, in cui si parla una lingua che mastico poco. Nonostante abbia scelto la scuola e abbia trovato un alloggio non sono tranquilla. Può darsi che una volta arrivata là, stupendo me stessa, mi sentirò a mio agio e sfodererò un inglese niente male… perché si narra che quando si è costretti a parlare una lingua, è la volta buona che la si impara al meglio. Ma questo, non posso saperlo prima. Dovrò prendere il coraggio con due mani e affrontare la situazione di petto. Per ora alterno momenti in cui sono euforica ed eccitata a momenti in cui vorrei lasciar perdere tutto e non farne di nulla. Però, poi, c’è sempre qualcuno che mi ricorda che questa esperienza non è una vacanza, ma è necessaria per il mio futuro, perché aver studiato così tanto ma non sapere l’inglese potrebbe chiudermi delle porte che invece, con questa marcia in più, potrebbero essermi aperte.