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domenica 10 novembre 2013

Chiacchiere... nel cuore della notte.





Un paio di settimane fa, Lui e i ragazzi del gruppo in cui suona da poco, decisero di organizzare una giornata tutti insieme, anche con noi ragazze. Fu un’idea davvero carina passare qualche oretta insieme di fronte ad una bella grigliata di carne cucinata sul barbecue di un giardino immerso nel verde della campagna toscana. In questa occasione, per la prima volta, conobbi L., la fidanzata del batterista. Alla fine di quella giornata ci salutammo contente di esserci conosciute e con la voglia di rivederci per qualche altra chiacchiera insieme.
Ieri, dopo pranzo, ho ricevuto la sua chiamata. Nel pomeriggio ci siamo trovate per ascoltare i nostri ragazzi suonare però poi, tra una canzone e l’altra, siamo scappate per un giretto insieme e siamo tornate giusto in tempo per comunicare loro che non importava che si salutassero perché avevamo pensato di uscire insieme per un aperitivo. Erano contenti matti e hanno approvato la nostra idea con entusiasmo. Di corsa a casa per una doccia veloce, ci siamo cambiati e ci siamo trovati per uno Spritz in un locale sul mare che, con le sue onde alzate dal vento forte era incredibilmente affascinante. Per cena ci siamo spostati in pizzeria, dove io e lei abbiamo parlato come se non ci fosse un domani mentre Lui e il batterista sembrava non avessero ancora staccato la spina dei loro strumenti. Senza accorgercene, siamo rimasti gli ultimi nel locale e solo il silenzio degli altri tavoli ci ha fatto render conto che, forse, era il caso di andarcene. All’uscita siamo saliti tutti nella macchina del fidanzato di L. che, gentilmente, ci ha dato un passaggio fino alla nostra che era ben più lontana. Tuttavia, in quell’auto, io e L. sedute dietro, Lui e il batterista davanti, ci abbiamo fatto le tre a chiacchierare avvolti dal buio della notte e dal sottofondo di una pioggia incessante. È stato bello conoscerli e percepire quella sintonia che, poche volte, capita di provare di fronte ad una nuova conoscenza.

lunedì 1 luglio 2013

Tra ricordi e aggiornamenti.


Ieri pomeriggio ero al mare quando mi è arrivato il messaggio di una mia amica del liceo. Era da tanto che non ci vedevamo, un po’ perchè io ero a Londra ed un po’ perché lei vive ancora nella città dove abbiamo entrambe studiato all’università. Ha esordito scrivendomi: “Da che parte di mondo sei? Io sono alla base”. Nel risponderle che anche io mi trovavo dove lei, abbiamo subito colto l’occasione per vederci. "Aperitivo o bevuta dopo cena?". Con me non c’è scampo, se mi viene data l’opportunità di scegliere, io senza dubbio opto per l’aperitivo. Sempre. Perché mi piace la situazione che crea, bere qualcosa e mangiucchiare mentre si fanno quattro chiacchiere mi mette di buon umore, soprattutto d’estate quando c’è il mare che fa da sfondo e magari anche un po’ di musica di sottofondo. Alle 20 ci siamo trovate e siamo partite in direzione Impero, un locale molto carino in un paese vicino. Abbiamo chiacchierato come non mai, dal primo secondo in cui è salita in macchina non ci siamo zittate un attimo. Io dovevo raccontarle la mia esperienza a Londra e il post ritorno, lei doveva aggiornarmi su varie situazioni, sentimentali e non. È sempre bello vedere come certe amicizie, seppure queste siano poche, possono stare anche molto tempo senza frequentarsi, ma il giorno che si rivedono è come se si fossero lasciate il giorno prima. È stato come riprendere il discorso da dove lo avevamo interrotto. Di fronte ad uno Spritz abbiamo anche rievocato i tempi del liceo, perchè ogni volta che ci vediamo non possiamo fare a meno di farlo e di chiederci “chissà cosa fa tizio?”, “oh, ma lo sai che ho incontrato tizia e mi ha detto che…”. Tutte le volte l’excursus della gente che frequentava la  nostra classe alle superiori è d’obbligo. Oggi ripensare a quei tempi fa un certo effetto, perché il tempo ci è volato ma, ormai, ne sono passate di primavere da quegli anni. E poi, certo, come non arrivare a ripensare agli anni dell’università, vissuti nella stessa città, alle serate organizzate per festeggiare un esame andato bene e a quelle passate rinchiuse in casa a studiare. 
Insomma, è stata proprio una bella serata fatta di ricordi e di aggiornamenti. Per di più non era programmata, è stata un po’ improvvisata, quindi ci è piaciuta ancora di più perché non abbiamo avuto neanche il tempo di sapere che entrambe eravamo qui che già eravamo insieme in direzione aperitivo. Abbiamo terminato il nostro lungo aperi-cena con una passeggiata sul lungomare, camminando in mezzo a tradizionali bancarelle estive e mangiando un gelato, obbligatoriamente alla nocciola per me con abbinato, stavolta, uno strepitoso pistacchio. 

martedì 7 maggio 2013

Gli incontri post ritorno.



In questi giorni ho rivisto tutti, i miei parenti, le mie amiche e vari conoscenti. La gente mi guarda sorpresa ed è incredula della mia presenza in paese. 
I primi in assoluto ad accogliermi sono stati i miei genitori, che all’aeroporto mi attendevano visibilmente emozionati. È stato bello riabbracciarli dopo questi mesi di distanza non sempre facile. Mio fratello mi ha aperto la porta di casa sua con un “finalmente sei tornata, non ne potevamo più”. Mia zia, invece, sopra il mobile della sala aveva ancora il mio regalo di Pasqua, perché “anche se non c’eri, te l’ho preparato lo stesso”. E poi Lui che oltre ad avermi accolta a braccia aperte, ha sopportato e sopporta quotidianamente i miei alti e bassi e mi sostiene, dandomi forza, prendendo anche dei giorni di ferie per stare con me.
Venerdì sera avevamo organizzato un aperitivo con un gruppo di amici. Ne avevo voglia eh di quel panorama e ancora di più di un Mojito al tramonto a strapiombo sul mare. Appena arrivati, mi sono vista correre incontro F. Era splendente, l’avevo lasciata con un pancino che si intravedeva appena e l’ho ritrovata con un pancione che ha sorpassato ormai l’ottavo mese. Poi ho rivisto il bimbo della mia amica G. che è cresciuto tantissimo e ha imparato un sacco di paroline ed ormai sta diventando un ometto. La serata è proseguita con una pizzata tutti insieme, all’insegna dei miei racconti di Londra e dei loro aggiornamenti del posto. Sabato sera altro giro, altra corsa. Eravamo in tanti, rivederci tutti insieme è stato fantastico e una bella mangiata in un agriturismo del posto mi ha ricordato i deliziosi sapori tipici della mia terra. 
Oggi pomeriggio, invece, l’ho passato con la mia migliore amica. Un giretto insieme, un gelato e poi di corsa a casa sua a sistemare, perché da ieri è andata a convivere ma i lavori non sono terminati e quindi deve ancora organizzare la casa. Tra una faccenda e l’altra, tra panni stirati da sistemare e un pavimento da sgrumare, abbiamo chiacchierato senza fermarci un attimo, come non facevamo ormai da mesi. È stato bello ritornare “noi” dopo tutto questo tempo di distanza, dopo questi mesi in cui le nostre vite si sono allontanate avendo però la certezza che al ritorno, per entrambe, sarebbe stato come se ci fossimo salutate il giorno prima. Tuttavia, per me è stato sorprendente trovare comprensione. Lei, che non avrebbe fatto la mia esperienza nemmeno sotto tortura, lei che ama vivere in questo tranquillo paesino e non si sposterebbe mai, lei che si è rifiutata di lavorare nel paese accanto al nostro ed ha aperto il suo negozio qui perché “questa è la mia dimensione”, lei che ama il sabato sera d’inverno davanti al camino, lei che si impressiona quando vado a Roma da Lui e che quando le dissi che sarei partita per Londra ci è mancato poco che si sentisse male, lei che è così diversa da me, oggi ha compreso il mio vuoto, immergendosi nella mia situazione e nella mia vita. Ma non saremmo noi se non fossimo così diverse e allo stesso tempo comprensive delle rispettive vite. Lei così premurosa e casalinga ed io più avventurosa e coraggiosa, di fronte alle nostre chiacchiere ci perdiamo, come sempre succede da quando da piccole firmavamo il contratto di amicizia. E i nostri progetti di vita sono così diversi e distanti che non potrebbero mai incontrarsi, se non fosse che nelle nostre vite un posto è riservato all’altra.

lunedì 4 febbraio 2013

La volevi la bicicletta? Ora pedala!



Volevo un lavoretto per diversi motivi. Innanzitutto perché desideravo provare un’esperienza lavorativa all’estero, qualunque essa fosse stata. Inoltre perchè Londra è piuttosto costosa e quindi qualche soldarello in più in tasca di certo male non ci stava. Ma soprattutto perché lavorando avrei migliorato più velocemente l’Inglese. Proprio per questo ultimo motivo preferivo un ambiente non italiano, sennò sarebbe venuto meno l’obiettivo principale di questa esperienza, ovvero imparare la lingua. Ho passato oltre due settimane a macinare chilometri dalla mattina alla sera per portare curriculum e a sentirmi dire “January is quite”. Qua a Gennaio è veramente periodo di magra. In molti mi hanno consigliato di ritornare verso Marzo. Io, testarda e dura come al solito, non ho mollato anche se alla fine stavo accusando il colpo e vedevo imminente la preparazione delle valigie per il ritorno. Si perché mi ero data un tempo massimo, se non avessi trovato nulla entro il 31 Gennaio, sarei ritornata a casa. Insomma, gira e rigira ho trovato da fare tre prove in tre diversi posti. Alla fine mi hanno presa da Nando’s. Si tratta di una catena diffusa in tutta la città e non solo, un ambiente piuttosto internazionale ed è per questo che lo "puntavo". Non so chi di voi sia mai stato a mangiare in questo posto. Io, ancora prima di lavorarci, ci ero stata più volte perché quella cucina mi ha creato dipendenza e poi si mangia con un prezzo abbordabile. L’effetto pare essere diffuso, però. Per esempio, un mio coinquilino almeno una volta a settimana pranza lì, la mia amica F. ogni tanto me la vedo spuntare perché “mi è presa voglia di un Chicken Pitta”. Ho un amico che quando viene a Londra non se ne va se non ha mangiato almeno una volta il pollo di Nando’s. 
Ma veniamo al dunque e cioè al mio ruolo lì dentro. Lavoro come cameriera/quella che pulisce/quella che accompagna ai tavoli. Insomma non ho ancora capito cosa faccio di preciso, fatto sta che faccio un po’ di tutto. Ma soprattutto mi faccio dei culi allucinanti, me li fanno fare loro i glutei per la prova costume! Tra le altre cose, ogni tanto mi mettono a comporre i piatti e io mi ci intrippo troppo e fantastico su come a casa potrei presentare questa e quest’altra ricetta. Tutto sarebbe abbastanza fattibile se dopo aver lavorato tot ore e corso per tutto il tempo non ci fossero da fare le pulizie dell'intero locale. Tremo solo al pensiero che domani sera toccherà a me la chiusura e quindi le suddette pulizie. Comunque vabbè si tratta di lavoro e quindi non ho alternativa. Una mia amica, per telefono, mi ha detto che non avrebbe mai accettato di fare un lavoro del genere "perchè una laureata come te può pretendere molto di più che portare piatti e spazzare pavimenti". Forse pensava che a Londra aspettassero me e ci fosse un posto di lavoro in una delle più prestigiose banche come Barclays fatto su misura per me e che fossero tutti lì ad accogliere l'ultima arrivata che per di più a stento parla Inglese. Credo che nella vita sia necessaria l'umiltà, a qualunque gradino si sia. Perchè senza questa, si va da poche parti. 
Detto questo, è un’esperienza che ridimensiona un po’ la visione delle cose. Sto lavorando da matti, a volte mi scoraggio però poi mi faccio forza e penso che sarà solo un periodo e soprattutto che c’è gente che questi lavori deve farli per tutta la vita. Questa è l’importanza di aver studiato, la possibilità di sognare qualcosa di meglio mentre sono lì e mi verrebbe da piangere dalla stanchezza.
Anche se a volte aver studiato non basta. Un mio collega è italiano, mi ha raccontato che ha 43 anni ed è un architetto. È dovuto “scappare" dall’Italia perché stava guadagnando 800 euro al mese come i suoi operai e non ce la faceva più a mantenersi. Approdato a Londra, sta lavorando come “front of the griller”, ovvero colui che cuoce i polli sulla griglia per il ristorante. Mi ha detto che non sapendo l’inglese non può aspirare ad altro, ma spera un giorno di poter sfruttare la sua laurea anche qui in Inghilterra. Mi chiedo con quale spirito la mattina si alza per venire al lavoro, con quali prospettive future, con quali aspettative e speranze. Soprattutto perché qui ha deciso di cominciare una nuova vita ad un’età in cui ognuno il proprio percorso pensa ormai di averlo intrapreso. E ricominciare da capo, rimettersi in gioco in tutto e per tutto, non credo sia facile a quell’età. Ammiro molto il suo coraggio e la sua voglia di riprendere in mano la propria vita. Ammiro molto la sua capacità di sognare, nonostante tutto.