sabato 9 febbraio 2013

Break riflessivi.


Se ne parlava ieri con F., la mia amica conosciuta al corso di Inglese. Mi ha raggiunta per un caffè durante il mio break tra un turno e l’altro di lavoro e ci siamo messe a chiacchierare sull’utilità di questa esperienza che stiamo facendo. 

Caffè alla nocciola.

Lavorativamente parlando, e quindi lasciando da parte il valore aggiunto che questa apporta a livello personale, quanto può contare? Quanto può fare la differenza? Aprirà porte che altrimenti sarebbero state chiuse oppure no? Non che voglia diventare l’amministratore delegato di chissà quale azienda, chiariamoci, mi basterebbe un posticino da qualche parte ma, a quanto pare, oggi è difficile trovare anche questo. E, quindi, più assortito è il curriculum e più speranza c’è. Poi, di certo sono una persona piuttosto ambiziosa e, di conseguenza, mi piacerebbe poter lavorare in un ambiente stimolante e gratificante. Comunque, parlando proprio di questo, riflettevo su quanto influisce la mia emotività in fatto di “prove”. Se la posta in gioco è qualcosa che mi interessa relativamente, io emergo perché sono tranquilla, spigliata e quindi le mie caratteristiche si fanno conoscere senza essere sopraffatte e offuscate dall’ansia. Ma quando sono di fronte ad una prova per un qualcosa che mi interessa, come appunto potrebbe essere un colloquio di lavoro per un posto che desidero, non riesco a rimanere razionale, mi agito. Anche se poi riesco ad affrontarlo, perché so che devo mettercela tutta e quindi tiro fuori la grinta. In questo ammiro molto Lui, perchè può avere di fronte chiunque ma rimane apparentemente tranquillo, riesce a gestire molto bene le situazioni. Mi ricordo ancora quella volta che fu chiamato per presentarsi all’ultimo colloquio per entrare, eventualmente, nell’azienda in cui attualmente lavora. Praticamente per accedervi dovevano essere superati tre diversi colloqui, l’ultimo dei quali prevedeva il confronto con l’amministratore delegato. Il tutto si sarebbe svolto a Roma. Arrivati sotto la sede della società mi chiese di salire con Lui. Io gli dissi che non era il caso e che in questa circostanza la presentazione in coppia, forse, non era opportuna. 
Io: “cosa ci entro io? Ti vedano entrare con me, poi cosa gli diciamo? Ti aspetto qui”. 
Lui: “ma cosa vuoi che gliene freghi se ci sei anche te? Aspetti in sala d’attesa, mica fai tu il colloquio al posto mio. Forza andiamo”. 
Mi convinse e salii con Lui. Si entrò e, per tagliare la testa al toro, con un “avevo paura che me la rubassero, così l’ho fatta salire” ruppe subito il ghiaccio con l’A.D. che, a quel punto, gli chiese se avessimo fatto un giro per Roma e dove fossimo stati. Io??? Sconvolta. Perché con quella spontanea frase era riuscito a trovare un motivo di “conversazione” con l’amministratore delegato e a creare una situazione meno formale. Io, invece, non sarei riuscita a essere ironica in quella circostanza. Lui sostiene che piano piano mi “ammorbidirò” e la mia rigidezza è dovuta solo alla poca esperienza. Probabilmente sarà così. Devo dire che rispetto a qualche anno fa sono molto migliorata e questo è stato possibile grazie all’università perché mi ha portata necessariamente a espormi, a confrontarmi e ad acquisire molta più sicurezza nelle mie capacità personali. Per me il problema non è gestire la situazione quando la conosco, chiaramente, ma è affrontare l’imprevisto. Che può essere nell’ambito di un colloquio di lavoro, nell’ambito di una discussione di laurea, nell’ambito della vita in generale. Per esempio, tempo fa la mia relatrice mi chiese la disponibilità circa la presentazione della mia tesi di laurea ad un seminario. Da un lato ne fui onorata, dall’altro andai nel panico e immediatamente le chiesi: “ce la farò a preparare tutto in così pochi giorni?”. Considerando che tutto era già pronto, bastava solo ampliare e riorganizzare la presentazione, lei sorridendo mi disse: “la prima volta che tenni un corso all’università mi servirono giorni e giorni per preparare la prima lezione. Soltanto quando fui costretta a presentare qualcosa in tempi dettati dal mio capo imparai il trucco. La sicurezza. Non serve riguardare le cose cento volte, sai già tutto perché è un lavoro che hai fatto tu”. Tendenzialmente non sono una persona insicura, anzi. Piuttosto, tendo ad essere troppo esigente con me stessa e, quindi,  poco flessibile. Questo è un mio limite. Perché non vedo la mezza misura. Inoltre, la mia impulsività condisce il tutto in maniera piuttosto saporita. Lui è decisamente più razionale di me. Qualche giorno fà, per esempio, mi è successo che il giorno dopo aver pagato l’affitto mi sono accorta che dal conto era stato scalato due volte. Imprevisto? SI. Reazione immediata? PANICO. Reazione non-immediata? CALMA APPARENTE INDOTTA DA LUI. Dovevo aspettare che aprisse l’agenzia, ovvero dovevo aspettare le 10. Erano ancora le 9 e quell’ora l’ho passata a pensare come maledire quelli lì. Lui: “Prima di riportargli questi francesismi, spiegagli la cosa con calma e chiedi spiegazioni. Sono cose che possono succedere, figurati se non ti rendono i soldi”. Chiamo e, magicamente, la cosa si risolve in 2 minuti, con tanto di scuse da parte dell’agenzia. Io mi ero già agitata, Lui prima di agitarsi aspetta una giusta causa. Comunque, considerando che sono qui da sola e di imprevisti dall'inizio di questa esperienza ce ne sono stati e che io li ho affrontati più o meno a sangue freddo, si direi che sono decisamente migliorata. 

10 commenti:

  1. Io pure mi agito per un nonnulla.... scatto come una molla... beato Lui che è così calmo...

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    1. Io sono l'impulsività fatta persona:)

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  2. Carinissimo il tuo blog! :) xxx

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  3. la prossima volta che farai un colloquio a cui tieni cerca di pensare al contrario, no questa cosa non mi interessa e poi va bhe' o la va o la spacca....e vedrai che andra' bene
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  4. Io ad esempio adoro l'imprevisto. E improvvisare. Il che a volte può servire a parare il c**o, altre faccio troppo affidamente sulle mie doti da improvvisatrice e non mi preparo adeguatamente.
    Come sempre, la vistù sta nel mezzo! :-)

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    1. Solitamente preferisco essere preparata nelle circostanze, anche se talvolta l'imprevisto fa piacere perchè dà quel certo brivido che altrimenti non ci sarebbe;)

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